Chi sono

Costruisco sistemi backend pensati per evolvere, non solo per partire.

Sono Matteo Galacci, senior backend engineer e software architect. Faccio software dal 2007, quasi sempre come freelance, lavorando vicino sia ai team che lo fanno evolvere sia alle persone che lo utilizzano.

Mi occupo di architettura software e sviluppo backend. Lavoro soprattutto con PHP, Symfony, MySQL, PostgreSQL, AWS e Docker. Nei progetti porto però prima di tutto un metodo: Domain-Driven Design, architettura esagonale, CQRS, Event Sourcing e architetture event-driven, applicati soltanto quando offrono un vantaggio concreto.

Come consulente affianco aziende e team che vogliono migliorare architettura e qualità del codice, rendendo il software più semplice da mantenere ed evolvere. Un’architettura più chiara riduce rilavorazioni, tempi di sviluppo e costi di evoluzione nel lungo periodo. Negli ultimi anni ho accompagnato più team nel passaggio da monoliti PHP legacy a ecosistemi a microservizi event-driven, in produzione, senza big-bang rewrite.

Come lavoro

  • Architettura prima. Definire confini, contesti e linguaggi del dominio prima di scegliere framework e database.
  • TDD e clean code come abitudine. I test sono parte del design, non un'aggiunta finale.
  • AI con responsabilità. Uso strumenti di intelligenza artificiale per supportare analisi, sviluppo e verifica, mantenendo revisione e responsabilità umane. Il tempo risparmiato serve a dedicare più attenzione alla qualità e all’esperienza di chi usa il prodotto.
  • Refactoring continuo. Il legacy si smonta a pezzi piccoli, in produzione, mentre il prodotto continua a evolvere.
  • Formazione interna. Pair programming, code review, sessioni su design pattern e architettura: il team cresce insieme al codice.
  • Metodologie agili. Kanban e Scrum come supporto, non come liturgia.

Collaborazioni lunghe e progetti spot

Lavoro sia su collaborazioni continuative di lungo periodo, affiancando team e prodotti per mesi o anni nel loro percorso di crescita architetturale, sia su progetti spot più piccoli e circoscritti: una consulenza mirata, una review di architettura, lo sblocco di una feature critica, una sessione di formazione interna. Entrambe le modalità hanno senso, basta scegliere quella giusta per il problema.

Il contesto che apprezzo

Apprezzo le realtà in cui il software è visto come un investimento e in cui prodotto, codice e competenze del team possono crescere insieme. Mi piace lavorare attraverso collaborazione, confronto aperto e miglioramenti progressivi, con obiettivi concreti e responsabilità condivise.